Gestualità cosmiche, la relazione di Francesco Fusco

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Evocando timore e rabbia le opere dell’artista Tiziana Ricco, denunciano lo stato attuale della Terra, il suo cambiamento climatico nel corso del tempo e le ripercussioni a lungo termine sul suo futuro con l’intento di risvegliare nel visitatore la consapevolezza dell’assoluta necessità di cambiare il nostro modo di vivere e vedere il mondo. Un tema che viene continuamente espresso attraverso tutte le opere è quello del delicato e fondamentale equilibrio che esiste tra tutti gli elementi che compongono il nostro pianeta.
La vita – un miracolo dell’universo – è comparsa circa 4 miliardi di anni fa. Noi essere umani soltanto 200 mila anni fa. Eppure l’uomo è riuscito a sconvolgere, attraverso lo sfruttamento sistematico delle risorse, questo delicato equilibrio, minacciando la vita di tutte le altre specie.
In principio, acqua, aria e forme di vita erano intimamente collegati, ma di recente abbiamo spezzato questi legami, plasmando la terra a nostra immagine, distruggendo l’essenziale per creare il superfluo. Abbiamo creato fenomeni che non siamo più in grado di controllare. La natura, con tutta la sua energia e la sua potenza si ribella al suo sfruttatore, l’uomo. Quasi volesse uscire dalla tela e tendere la sua mano in cerca di un disperato aiuto, la natura viene rappresentata attraverso tratti liberi, spontanei, che ribollono di passione e di rabbia.
All’inizio il nostro pianeta non era altro che una nube di particelle gassose non diverso da tanti altri ammassi stellari dell’universo. Tuttavia qui, è nato il miracolo della vita. L’opera “Astrazione emotiva I: la Terra” rappresenta una terra primordiale e tenebrosa avvolta da fitte nubi di gas e acqua; lo stesso scenario che si potrebbe presentare in un prossimo futuro se l’uomo dovesse continuare a riversare in essa ingenti quantità di gas nocivi, sostanze inquinanti, a straziarla e a modificarla in maniera non sostenibile.
Acqua e aria, due elementi indispensabili per la vita sulla Terra sono quasi completamente compromessi. L’acqua è un bene indispensabile per la vita. Sembra però che l’uomo l’abbia dimenticato. Le acque delle falde, dei fiumi, dei laghi, dei mari, degli oceani sono inquinate dagli scarichi industriali, dai liquami urbani, dai rifiuti tossici smaltiti illegalmente, dal pulviscolo tossico e dagli acidi sospesi nell’aria e portati giù dalle piogge. Ma l’acqua è anche un bene altrettanto raro e ingiustamente distribuito. Una volta serviva meno acqua anche per coltivare, ma oggi l’introduzione dell’agricoltura intensiva ha sconvolto questo fabbisogno. L’Acqua serve per produrre qualsiasi cosa. Il 20 % della popolazione mondiale consuma l’ 80% delle risorse idriche. Cinquemila persone muoiono ogni giorno a causa dell’acqua insalubre. Un miliardo di persone non ha accesso ad acqua potabile sicura. L’opera “Astrazione emotiva II: l’Acqua” rappresenta tutto questo. Quell’acqua, una volta limpida e cristallina, ormai irreversibilmente compromessa dalla mano dell’uomo. Acqua sporca, acqua insalubre, acqua sprecata, acqua non accessibile.
L’aria che ci circonda e che respiriamo, non è più pura e incontaminata. Oggi moltissime attività umane hanno come conseguenza l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti: le automobili, i processi industriali, il riscaldamento degli ambienti, le attività agricole, l’allevamento ecc. Nell’opera “Astrazione emotiva III: l’Aria”, il getto di macchia nera al centro della tela rappresenta per l’artista i fumi malsani, tossici e i gas velenosi prodotti da un inceneritore che brucia tra le texiture della tela.
Ancora oggi nuovi vulcani continuano a scolpire il nostro paesaggio facendoci intuire come doveva essere la terra alle sue origini. Il magma, che nell’opera “Astrazione Emotiva IV: il Fuoco”, è rappresentato da macchie di colore rosso sangue, sorge dalle profondità della terra, si solidifica arrivando in superficie, si screpola, ribolle e forma una sottile crosta prima di ritornare inattivo per un po’. Ma il fuoco, per l’artista, rappresenta anche le fiamme degli incendi che devastano le nostre foreste distruggendone ettari ed ettari. In alcune sue opere il rosso delle fiamme si innalza e svetta sullo sfondo, quasi a voler incendiare la tela.
Come rami che si snodano dal tronco di un albero, le restanti opere non sono altro che le propaggini delle opere principali. Continuano a rappresentare, da una parte i tanto affascinanti quanto temuti fenomeni naturali della Terra, i quali ci dimostrano che essa “ribolle” di vita propria, dall’altra lo scempio della mano dell’uomo, i mille modi che ha per modificarla, distruggerla, scarnificarla e produrre sempre più spesso i disastri naturali che gli si ritorcono contro.


Infine l’artista oltrepassa i confini dell’atmosfera dirigendosi verso l’unico luogo ancora incontaminato: lo Spazio. Da qui osserva ammassi di nebulose stellari, come la Chioma di Berenice.
Ed è proprio dallo Spazio, che nel 1968, durante la missione dell’Apollo 8, fu ripresa la prima immagine del nostro pianeta. Mentre l’equipaggio osservava la Terra emergere dalla vacua oscurità dello spazio, il comandante della missione, Frank Barman, lesse dal libro della Genesi: “In principio Dio creò i Cieli e la Terra”. Uno degli astronauti a bordo, una recluta di nome Bill Anders, scattò una fotografia, che divenne celebre con il nome di Earthrise. Il giorno dopo lo scatto, il 25 dicembre del 1968, Archibald MacLeish scrisse: “Vedere la Terra com’è davvero, piccola e azzurra e meravigliosa nel silenzio eterno in cui fluttua, significa vedere noi stessi come abitanti della Terra, tutti insieme, fratelli su quell’incanto luccicante in mezzo al gelo eterno: fratelli consapevoli di essere tali”. L’immagine fece il giro del mondo e un paio d’anni dopo nacque il movimento ambientalista.
L’opera Earthrise, ritraendo il nostro Pianeta da un punto di vista distante nello Spazio, è un omaggio a quello scatto. Solo nel momento in cui la Terra ci appare come un unico organismo vivente, si raggiunge quel grado di consapevolezza necessario per viverla con rispetto.
Non rimane molto tempo per cambiare i nostri modi e stili di vita al fine di evitare l’esaurimento delle risorse naturali ed impedire un’involuzione catastrofica del nostro Pianeta.

Francesco Fusco